
"Ed essere imperfetti nella perfezione scenica"
TEATROTERAPIA E CARCERE
L’idea nasce dal lavoro psicologico-trattamentale, in essere dal 2012 a oggi, con i detenuti che hanno commesso reati di violenza nei riguardi della Persona.
L’esperienza proposta non si manifesta nelle forme teatrali che prevedono la messa in scena di un testo o la costruzione dello stesso, ma si inserisce nel riconoscimento e sviluppo della propria corporeità partendo dalla sensorialità e si costruisce riconoscendo i limiti tra me e non-me e tra me e l’altro.
Vedere l’Altro e prendere consapevolezza della sua identità è inevitabilmente vedere se stessi e prendere coscienza della nostra identità.
E’ un Io che incontra un altro Io.
Un incontro a doppio senso dove lo sguardo è intimamente legato alla corporeità, unico accesso per una esteriorità che ci contraddistingue in quanto Esseri Umani.
Perché proprio in quanto tali abbiamo un Corpo.
Un Corpo che ci ha violato, macchiandosi di reati contro la Persona, deve riconoscere.
Perché solo dalla conoscenza, anche se dolorosa, lo si può riscoprire e poi rispettare.
Perché è nel linguaggio del Corpo che non possiamo mentire, ed impararlo è necessario per approcciarci ad esso con rispetto. Rispetto per il nostro corpo e per quello degli altri.
LABORATORIO DI TEATROTERAPIA D’AVANGUARDIA
Le finalità di un progetto di Teatroterapia d’Avanguardia sono mirate alla creazione di un gruppo coeso e solidale che possa basarsi sul concetto di “fiducia”.
L’obiettivo è quello di dare vita principalmente al linguaggio espressivo del corpo in tutte le sue sfumature, con una graduale interazione con gli altri linguaggi dei partecipanti.
Prima di arrivare alla comunicazione verbale occorre esplorare quella visiva (il non-detto), sfruttandone le potenzialità all’interno del lavoro di gruppo.
Il focus, sin dall’inizio del lavoro, è quello di garantire l’atto creativo, come qualcosa di unico, speciale ed irripetibile.
Un approccio di conduzione impostato costantemente sull’alternanza di due ruoli, perennemente interscambiabili: il Non-Attore (colui che esegue la performance) e lo Spett’attore (colui che osserva la performance all’interno dello spazio scenico, essendone però parte integrante ed interattiva).
COME E’ STRUTTURATO UN LABORATORIO
Il laboratorio di Teatroterapia d’Avanguardia è impostato attraverso un approccio diretto alla persona, dove la creatività diviene trasformazione e crescita.
Un percorso centrato sull’educazione alla sensorialità ed alla percezione della propria espressività corporea e vocale.
Partendo dell’ extra-quotiodianità, l’obiettivo è quello della messa in scena dei propri vissuti, all’interno di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica derivati dall’ “artigianalità” attoriale.
Un’arte scenica che abbatte il concetto di finzione, per mettere in risalto la rappresentazione della verità: la propria.
Il laboratorio tipo è strutturato in sedici incontri settimanali di due ore e mezza, ed ogni “seduta” è monotematica.
Non ci sono esigenze particolari in quanto è preferibile lavorare in ambiente “neutro” e con un abbigliamento comodo e nero per facilitare l’omogeneità e la coralità scenica.
Utile l’utilizzo di un quaderno per poter “trasmettere” per iscritto sensazioni o emozioni post-incontro, a tal punto da poter divenire materiale utile per un eventuale allestimento finale.
Ogni partecipante fa un lavoro fisico, creativo ed introspettivo, partendo da tutto ciò che non è consueto o riconducibile alla quotidianità. Atteggiamenti posturali, riscoperta del linguaggio visivo, sospensione del giudizio e dell’autocritica, consapevolezza dell’immobilità corporea, graduale approccio al contatto con l’altro, fino a raggiungere con naturalezza la forma espressiva.
Garantendo l’atto creativo come qualcosa di unico ed irripetibile, si permette la ri-scoperta di tutto ciò che già ci appartiene, ma che si fa fatica a far emergere.
Come accaduto in passato la presenza di alcune donne all’interno del gruppo è la testimonianza più forte di quanto il lavoro puramente corporeo proprio della Teatroterapia abbia una forza salvifica e rivoluzionaria.
Il rapporto che instauriamo con l’Altro nel setting teatrale è libero, assolutamente al di fuori di ogni logica materialistica. Senza altri obiettivi al di fuori della relazione stessa.
Carcere 2015
Per la prima volta la Teatroterapia entra in carcere e questo accade all’interno della Casa di Reclusione di Milano Bollate. Un lavoro in sinergia tra l’Associazione Culturale Teatroterapia “TeatroInBolla” del fondatore Salvatore Ladiana e l’Associazione Viola di Milano presiedeuta dalla dott.ssa Grazia Arena. Un laboratorio di Teatroterapia sempre aperto a nuovi innesti (iniziato il 24 gennaio 2015 e terminato il 18 aprile 2015), strutturato in dodici incontri settimanali dalla durata di due ore, che si è svolto nel suggestivo teatro situato all’interno della Casa di Reclusione di Bollate. Un gruppo nutrito di detenuti che non si è risparmiato nel lavoro con il corpo, mettendosi continuamente in gioco con un approccio introspettivo ed emotivo senza precedenti.
Il laboratorio condotto dal Teatroterapeuta Salvatore Ladiana, è stato un vero e proprio successo e lascerà un vuoto incolmabile per tutti i partecipanti. Proprio partendo da quel “vuoto” che si potrà procedere ad un vero e proprio processo evolutivo e di maturazione individuale, che sarà utile nel relazionarsi con gli altri all’interno della struttura carceraria. L’innovazione di questo laboratorio è stata la presenza all’interno del gruppo di lavoro, di Vittoria Rossini (Counselor filosofica e co-fondatrice dell’Associazione TeatroInBolla). Unica presenza femminile che è riuscita a regalare equilibrio e creatività, senza mai rompere la coralità espressiva del gruppo e quindi la sua stessa efficacia.
L’approccio della conduzione è stato assolutamente morbido e ricettivo pur non tralasciando i momenti di rispetto delle regole del gruppo e senso di disciplina teatrale, intesa come arte della conoscenza e della ri-scoperta. “Non sapevo cosa aspettarmi” (esordisce M.G. 57 anni), “pensavo dovessi recitare, e invece è stato tutto diverso. Non si è recitato ma si è improvvisato ognuno a suo modo, lavorando per sé ma in armonia col resto del gruppo. Tutto è diventato un ingranaggio, ogni dente si inseriva nell’altro facendo girare questo ipotetico orologio strano, ma estremamente preciso e soprattutto bello!”.
La ricerca della bellezza attraverso i rispettivi linguaggi corporei, è stato il leitmotiv di tutto il percorso, dove ognuno ha rimescolato e tirato fuori emozioni, paure, gioie e dolori. Stupore e meraviglia hanno assecondato il lavoro. “Mi aspettavo un percorso di rivisitazione critica dei reati commessi” (aggiunge A.M. 36 anni), “invece nel laboratorio di Teatroterapia ho ritrovato me stesso e la capacità di socializzare con i propri compagni di gruppo, nonostante non avessi mai scambiato qualche parola in passato, o addirittura nemmeno salutato, all’interno delle Sezioni”. Il processo di trasformazione è uno degli obiettivi di un laboratorio di Teatroterapia. Si può cambiare? Si. “Mi sono sentito in pace con me stesso e con gli altri” (sottolinea E.A. 55 anni), “al punto di riuscire a fissare negli occhi, anche chi mi aveva fatto uno sgarbo e quindi perdonare”. Il successo di una conduzione sta nella “vocazione” verso l’atto creativo anche e soprattutto in spazi difficili. “Salvatore Ladiana è una persona meticolosa, ma di cuore” (aggiunge entusiasta F.S. 46 anni), “sa che ognuno di noi, dentro ha qualcosa da dare, e lui lo sente, ti capisce e ti aiuta a vomitare fuori tutto. Vittoria Rossini, integrata all’interno della Bolla, si è sentita subito una di noi, anche perché non l’abbiamo vista come una <donna>, ma come Amica, una delle tante bolle colorate alla ricerca di sé stessi” Il processo di trasformazione è lungo e con non poche sofferenze, ma la forza di un gruppo può divenire il vero e proprio elemento catalizzatore per arrivare all’obiettivo prefissato. “Sono cambiato nello stato d’animo” (riflette G.C. 49 anni), “e nel modo più riflessivo nel pensare. Nelle decisioni sono più ponderato ma determinato nell’immediato. Sono ora capace di dire si o dire no, nella massima serenità e sicurezza di me stesso”.
L’abbattimento della finzione e dell’autocritica e soprattutto il non dover giudicare, sono stati elementi fondamentali per la riuscita del percorso di Teatroterapia, specie in un contesto come quello carcerario. “Nel gruppo mi sono trovato molto bene” (aggiunge M.S. 60 anni), “e ciò sin dal primo incontro, nonostante fossi arrivato a corso già iniziato. E’ stato molto bello cominciare a <giocare> con altre persone, senza mai avere avuto la sensazione di essere da questo in qualche modo giudicato”. Gestire le proprie emozioni, veicolare la rabbia e i tormenti verso strade più fertili e terapeutiche come l’atto creativo. Muoversi ed essere consapevoli delle proprie potenzialità anche e soprattutto attraverso gli errori commessi, e viverne con più consapevolezza attraverso la bellezza della propria espressività corporea ed emotiva. “Ho saputo mettere a nudo le mie emozioni” (riprende F.S. 46 anni), “Ho pianto senza vergognarmi in quel teatro. Ho imparato a relazionarmi meglio ed a lasciarmi coinvolgere ma con controllo. Ho imparato che i veri forti sono quelli che capiscono di aver bisogno di aiuto e che imparano a chiederlo. Spero davvero, anche fuori dall’ambito carcerario, di potere rincontrare Salvatore e Vittoria e di ripetere questa straordinaria avventura”. Un laboratorio che ha insegnato a tutti, detenuti ed operatori. La fatica e la gioia sono state sempre in simbiosi durante questi quattro mesi di lavoro. Il voler sperimentare e cercare la perfezione scenica attraverso le nostre imperfezioni, è stata la mission di Salvatore Ladiana e Vittoria Rossini con risultati davvero sorprendenti. Arrivare alla consapevolezza di essere e di esistere in un contesto come quello carcerario, probabilmente è stato il vero ed insindacabile traguardo di tutto il percorso. “La vita è come una partita di carte. C’è chi vince….chi perde……chi va liscio…..Per quanto mi riguarda, vincere no…perdere neppure….liscio neanche….Qui, in questo laboratorio ci sono…..Si. Ci sono. Diciamo che ci sono! (M.A. 44 anni)”.
Carcere 2019-20
In progress
L’omme nunn’è omme se nu ‘ffà nu passe arrete
Eduardo De Filippo