Cacofonia Creativa: Il Meraviglioso Mondo del Grammelot

(di Jessica Sciara)

Prima di tutto, non avevo mai sentito parlare del Grammelot, ma devo dire che è stata una scoperta davvero affascinante.

Sperimentare questo linguaggio, è stato incredibilmente stimolante e coinvolgente.

Non avevo mai considerato l’utilizzo del Grammelot in un contesto terapeutico.

(come in questo caso la “teatro-terapia”).

L’esperienza è stata davvero unica e illuminante, poiché ho esplorato l’arte del racconto attraverso espressioni facciali, senza l’uso del corpo o della voce convenzionale.

Inizialmente, interagire con un solo interlocutore che conoscevo personalmente ha creato un ambiente sicuro e protetto, permettendomi di esprimere liberamente.

(Affrontare il tema della violenza sulle donne significa per me dare voce a chi ha subito abusi, rompere il silenzio e creare un mondo in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura e dalla violenza).

Attraverso il Grammelot, ho scoperto che le mie espressioni facciali potevano comunicare una gamma sorprendentemente ampia di emozioni e storie, anche senza parole o movimenti fisici.

Alla fine, utilizzare un finto microfono per dare voce alla mia narrazione di fronte a un pubblico immaginario ha aggiunto una dimensioni ulteriore all’esperienza.

(Si è dato voce al tema della violenza sulle donne).

E’ stato un esercizio di fiducia e creatività che mi ha permesso di esplorare il potere della comunicazione non verbale in modo nuovo e profondo.

Una delle maggiori difficoltà che ho riscontrato è stata quella di concentrarmi esclusivamente sulle espressioni facciali, senza poter contare sui movimenti del corpo o sui gesti che solitamente accompagnano l’espressione facciale.

All’inizio, la mancanza di movimento corporeo mi ha fatta sentire limitata, quasi intrappolata. (come quel “sentire quotidiano”, di sentirsi limitati e intrappolati come se ogni passo fosse frenato da invisibili catene).

Il Grammelot, infatti richiede una precisione estrema nelle espressioni facciali per riuscire a comunicare efficacemente.

Condividere storie in modo autentico e significativo.

Separare il linguaggio del volto dal resto del corpo è stato un compito arduo, e mi sono resa conto di quanto tendiamo naturalmente a integrare gesti e movimenti per esprimere emozioni e raccontare storie.

Mi ha colpito particolarmente come, nonostante l’apparente nonsenso dei suoni, si riesca comunque a trasmettere messaggi chiari e intensi al pubblico.

Sono arrivata a riflettere profondamente sull’uso delle espressioni facciali e a scoprire quanto siano potenti da sole.

Il processo di separare le parti del corpo e concentrarsi solo sul volto ha richiesto un grande sforzo e dedizione, ma il risultato è stato estremamente gratificante.

Imparare a dare voce alle proprie emozioni attraverso il solo uso del viso, questo rafforza secondo me la propria capacità di comunicare in modo più sottile e raffinato.

Ieri dicevamo: “Lavoro faticoso” ma aggiungo immensamente formativo.

(Auto- Scoperta e Guarigione).

Ho voluto trattare il tema della violenza sulle donne attraverso il Grammelot per diverse ragioni:

Espressività Pura:

La violenza sulle donne è un tema carico di emozioni intense e complesse. Le espressioni facciali sono in grado di comunicare il dolore, la paura, la rabbia e la tristezza in modo diretto e viscerale, senza il bisogno di parole o gesti.

Blocco Corporeo:

Spesso chi subisce violenza si sente fisicamente bloccato, incapace di muoversi o di reagire. Utilizzare solo le espressioni facciali, lasciando il corpo immobile, riflette questa paralisi fisica e mentale, sottolineando l’impatto profondo e devastante della violenza.

Voce Silenziosa:

La violenza può zittire vittime, impedendo loro di esprimere il proprio dolore. Il Grammelot, pur essendo una forma di comunicazione “silenziosa”, permette alle espressioni facciali di dare voce alle emozioni represse, creando un potente mezzo di espressione e liberazione.

Intensità Emotiva:

Focalizzarsi sulle espressioni facciali amplifica l’intensità emotiva del messaggio. Ogni sfumatura del volto diventa un mezzo per raccontare una storia, per trasmettere un’esperienza vissuta, rendendo il messaggio ancora più impattante e coinvolgente.

Concentrazione sull’Essenza:

Senza il supporto di gesti e movimenti corporei, il focus si concentra sull’essenza delle emozioni, permettendo di esplorare in profondità il tema della violenza sulle donne. Questo approccio minimalista ma potente può a mio parere rivelarsi estremamente efficace nel sensibilizzare il pubblico e nel promuovere la comprensione e l’empatia.

Attraverso:

PUBBLICITA’ SOCIALE:

La violenza si legge sul volto.

Rompi il silenzio, dai voce al tuo coraggio.

SLOGAN DI SENSIBILIZZAZIONE:

Espressioni che parlano, volti che gridano: “fermiamo la violenza sulle donne”.

CAMPAGNA DI CONSAPEVOLEZZA:

Bloccare il corpo, liberare l’anima: “l’arte di raccontare attraverso il viso”.

MANIFESTO DI TEATROTERAPIA:

Le parole non servono, le espressioni parlano: “il Grammelot contro la violenza”.

MESSAGGIO DI SUPPORTO:

Ogni espressione è una storia, ogni volto è una voce: “insieme contro la violenza domestica”.

In sintesi, non so perché ma attraverso il Grammelot ho voluto trattare questo tema della violenza sulle donne, per mettere in risalto l’espressività del volto e la profondità delle emozioni, anche quando il corpo è bloccato e la voce è silenziosa.

Il Grammelot insegna l’arte della comunicazione senza parole e ispira a nuove idee attraverso l’espressività pura.